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Le donne arbitro: lo specchio di una società che porta con sé un limite storico.

Milano. 8 febbraio 2010

 

Sono circa duecento le partite che sono dirette ogni anno da arbitri donne della sezione di Milano. Se un tempo si faceva della facile ironia sul ruolo della donna arbitro, oggi bisogna prendere atto di una realtà testimoniata dai numeri. Sono sempre più numerose, infatti, le ragazze che si accingono a intraprendere la professione arbitrale sfidando la mentalità italiana ancora troppo retrograda e accantonando i pregiudizi derivanti da essa: all’alba del 2010, dobbiamo ancora confrontarci con chi ritiene che gli arbitri donna non abbiano “il polso” per dirigere gli incontri di calcio maschile. L’errore si presenta anche nella stessa dicitura “arbitri donna” che ci si sente in dovere di specificare. Come se essere un bravo arbitro dipendesse da una questione di sesso e non da dedizione, allenamento, passione, personalità e tante altre qualità che non ritengo possano essere univocamente ascrivibili al mondo maschile.

Questo è senza dubbio un retaggio storico della nostra cultura che ci vede radicati nella convinzione che una donna non sia in grado di farsi rispettare da un uomo. Domanda, ma allora è un problema che concerne strettamente il mondo del calcio? Evidentemente no. Infatti, il pregiudizio calcistico che si ha nei confronti delle donne, è sintomo di una più generale tendenza figlia di quella lontana (sarà davvero così) considerazione della donna come massaia sottomessa ai voleri dell’uomo. A questo punto sarebbe facile sorridere, prendere quest’affermazione come un’assurda esagerazione anacronistica ma l’invito è invece di rifletterci sopra: se si pensa che una donna non abbia il carattere per dirigere una partita di calcio, si può immediatamente estendere il discorso a tutte le altre sfere della società. E’ facile dire che ormai tutti riconoscono l’emancipazione femminile come una splendida realtà e che per fortuna certi discorsi sono superati.

Eppure un calciatore, prima della partita, nel momento in cui si fa l’appello, quasi sistematicamente comincia a fare risatine sarcastiche e a tirare gomitate al vicino solo perché si trova di fronte ad un arbitro donna. Quella ragazza potrebbe essere la nuova Collina, ma questo non importa: il primo errore che commetterà non sarà ritenuto come tale (tutti gli arbitri sbagliano) ma sarà associata al suo essere donna anziché al suo essere arbitro. Il calcio quindi è materia maschile? Lasciatemi capire: ci sono ambiti in cui le donne sono guardate con ironia o giudicate inadeguate?  E’ proprio vero, allora, che in Italia il calcio è lo specchio della società.

Il mondo arbitrale è stato aperto alle donne solo nel 1990 e da allora esse hanno raggiunto dei buoni risultati. Le ragazze che si apprestano a coltivare questa passione con l’ambizione di far carriera, seguono il modello di Cristiana Cini, prima donna-assistente che ha raggiunto la serie A e che è ora assistente internazionale di calcio. Oppure quello di Silvia Tea Spinelli, arbitro internazionale di calcio a 11 (e vincitrice del “Galletto d’argento” nella stagione 2007), oppure di Francesca Muccardo e Maria Luisa Fecola entrambe arbitro internazionale di calcio a cinque, così come di tante altre che con la loro professionalità hanno raggiunto traguardi importanti e continuano a dividersi tra casa, famiglia, studio, lavoro e figli. Donne arbitro in campo e nella vita quotidiana come le nostre: Grazia, con marito arbitro e madre di tre stupendi gemelli futuri, come da foto allegata, arbitro, come Rossana prima donna in Italia chiamata a svolgere funzioni di Organo Tecnico le tre stagioni al Comitato Regionale Lombardo e che ora con Grazia seguono i giovani arbitri della sezione per dare loro consigli e farli crescere. Come Sonia e Sabrina entrambe arrivate a essere arbitro internazionale. Come Marzia e Sara e Serena, tutte impegnate nel campionato di Promozione, oppure come la giovane Mirta, Elena, Carlotta, Francesca, Katia, Marina, Daniela, Teresa, Ilaria, Damiana tutte Arbitro ma principalmente Donne della Sezione U. Meazza di Milano che testimoniano che il movimento arbitrale femminile è in costante ascesa, nonostante esso si debba a tutt’oggi battere contro i pregiudizi che, con fatica, si stanno cercando di debellare.

La sezione di Milano,anche per questo ha dunque deciso di aderire a un’iniziativa dal titolo “Un calcio rosa alla violenza” che si terrà il prossimo 8 marzo 2010 all’Arena Civica Gianni Brera. Il G.S.D. Resurrezione, gruppo sportivo dilettantistico dell’omonima parrocchia, con il contributo del consiglio di zona 8 – comune di Milano commissione sport e tempo libero – organizza questa manifestazione di sensibilizzazione contro la violenza alle donne, un fenomeno i cui casi sono sempre molto frequenti e la cui lotta passa dalla coscienza di ogni cittadino. Durante la manifestazione si disputerà un quadrangolare di calcio femminile con la partecipazione delle seguenti squadre: Inter femminile, Nazionale italiana modelle, Calcio Meda e G.S.D. resurrezione. Le partite saranno dirette da arbitri donne della sezione milanese. Nel corso della manifestazione stessa, le Forze dell’Ordine esporranno le casistiche su casi di violenza vari, stalking ecc... e sarà premiata simbolicamente una donna, come riconoscimento dell’impegno e del valore di tutte le donne nella società.

L’iniziativa utilizza l’insegnamento e la pratica del calcio giacché uno dei migliori strumenti educativi e di unione. Da ciò sorge l’intento di lanciare un accorato messaggio di lotta contro una pratica endemica che non ha tempo né confini, che non risparmiano nessuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia. Secondo l’Oms, una donna su cinque ha subito, nella sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo. E allora tiriamo un calcio alla violenza sulle donne e a tutti i pregiudizi che fanno ancora parte di una società che, a dispetto dello sviluppo incalzante delle nuove tecnologie di massa, forse non è così progredita come cercano di farci credere.

8 marzo 2010, ore 20:00 - Arena Civica di Milano Gianni Brera. NON MANCARE DAI ANCHE TU UN CALCIO ALLA VIOLENZA.

A.E. Alessandro Dinoia

 
 

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